I migliori software per fare podcast nel 2026
ULTIMO AGGIORNAMENTO: 19/01/2026 by Silvio Spina
Il podcast è diventato ormai un contenuto estremamente popolare, con un trend in costante crescita. Non a caso, anche tantissimi aspiranti podcaster amatoriali decidono di lanciare progetti “homemade”, spesso con investimenti piuttosto contenuti. Ovviamente, per avere un prodotto di qualità servono gli strumenti giusti. Questa piccola guida vuole aiutare tutti coloro che vogliono lanciarsi in un progetto di questo tipo a orientarsi nel vasto mondo dei software per podcast, in particolare nei programmi per registrare, montare, mixare, pubblicare e distribuire i propri episodi. È rivolta soprattutto a chi muove i primi passi, ma anche a coloro che cercano soluzioni più professionali.
Software per registrare il podcast
La qualità della registrazione, come potrete immaginare, è importantissima per conquistare l’ascoltatore. Per chi inizia ci sono ottime soluzioni gratuite:
- Audacity è un programma multipiattaforma (Windows, Mac, Linux) completamente open source e gratuito. Permette di registrare da microfono o mixer, lavorare in 16, 24 o 32 bit e supporta una gamma particolarmente ampia di formati audio. Non è difficile da usare, soprattutto se non si hanno particolari pretese, ma l’interfaccia è spartana e mancano alcune funzioni avanzate, come l’editing multitraccia sofisticato, disponibili invece nelle soluzioni a pagamento.
- Su Mac, GarageBand (gratis per utenti Apple) è una scelta diffusa. Anche se pensato per la musica, funziona ottimamente anche per i podcast: consente di registrare su decine di tracce, usare loop musicali integrati e applicare effetti di base. Molti principianti apprezzano l’interfaccia intuitiva e il fatto che sia gratuito, oltre al supporto di base per il mixaggio e la condivisione online. I limiti principali sono che funziona solo su Mac/iOS e che, per un editing più avanzato, è necessario esportare il file e aprirlo in un altro programma.
- Altri editor gratuiti includono Ocenaudio (cross-platform, con interfaccia moderna) o Cakewalk by BandLab (solo Windows, DAW completa), tutti utili per cominciare se non si vuole investire.
- Tra i programmi a pagamento troviamo molte DAW professionali: Adobe Audition (parte di Adobe Creative Cloud) offre strumenti professionali per la registrazione audio, come multitraccia avanzato, effetti di pulizia (DeNoise, DeReverb) e supporto per il batch processing. È ideale per lavori di livello broadcast, ma è complesso e costoso (abbonamento mensile), quindi adatto a chi già si occupa di editing audio. Logic Pro (299,99€ una tantum su Mac) è un’altra DAW particolarmente nota e apprezzata: offre registrazione a 24 bit/192 kHz, migliaia di plugin e ottimi strumenti di mixing. Richiede però un Mac aggiornato e una certa esperienza, quindi non è un software adatto ai “novellini”.
Chi cerca un buon compromesso tra prezzo e potenza può provare Reaper. Costa poco (circa 60$ per la licenza personale) ed è disponibile su Windows, Mac e Linux. Reaper offre tracce multitraccia illimitate, ampia compatibilità con i plugin e routing flessibile. All’avvio può sembrare “grezzo”, ma è altamente personalizzabile tramite template pronti all’uso o creati da zero. Molti lo considerano un’alternativa “indie” ad Audition o Logic: è potente, ma richiede pazienza per acquisire una buona dimestichezza. Online sono presenti moltissimi corsi e tutorial gratuiti, ad esempio su YouTube.
Per le interviste da remoto
Molti podcast prevedono ospiti in altre città o Paesi. Registrare con Zoom o Google Meet può essere sufficiente, ma se volete puntare su una qualità più elevata esistono servizi online dedicati. Ad esempio Riverside.fm e Zencastr consentono di condurre interviste via browser con audio (e video) in alta qualità.
Usano la registrazione locale: ogni partecipante viene registrato sul proprio dispositivo (in 48 kHz/24 bit), poi i file vengono sincronizzati. In questo modo, anche se la connessione internet è instabile, la qualità audio rimane intatta. Questi servizi forniscono infine file separati per ogni partecipante, ideali per il montaggio.
Altre opzioni degne di nota sono SquadCast (ora parte di Descript), Cleanfeed e app come Spreaker Create o Riverside. In generale, vale la pena esplorare un paio di piattaforme per la registrazione remota – spesso offrono una prova gratuita – per capire quale si adatta meglio alle vostre esigenze.
Montaggio e editing audio
Terminata la registrazione, il passo successivo è il montaggio: qui si scelgono i migliori spezzoni, si eliminano errori e pause inutili, si aggiungono musiche ed effetti e si regola il volume. Anche questa fase può essere svolta con vari software, spesso gli stessi usati per registrare.
Per i principianti Audacity resta molto utile anche come editor: consente di tagliare e incollare parti di traccia, normalizzare il volume e applicare equalizzazioni e compressioni di base. Anche GarageBand permette di montare: potete allineare le clip vocali, creare dissolvenze, posizionare loop musicali o effetti sonori ed esportare direttamente file in MP3 o WAV. Questi strumenti gratuiti hanno il vantaggio di permettervi di iniziare subito, ma non supportano editing multitraccia avanzato o automazioni complesse.
Chi mira a un editing professionale utilizzerà DAW dedicate: Adobe Audition, ad esempio, permette modifiche frame-by-frame, rimozione intelligente dei rumori di fondo e una pulizia audio di altissimo livello. Reaper è ottimo anche come editor grazie alla sua flessibilità: è possibile creare template personalizzati e automatizzare qualsiasi parametro.
Un programma pensato specificamente per il parlato è Hindenburg: questo software è dotato di un “voice profiler” che regola automaticamente i livelli vocali e di strumenti che semplificano il montaggio delle interviste. È molto usato da giornalisti radiofonici e podcaster narrativi perché offre quick fix preimpostati per rumori e differenze di volume tra speaker.
Negli ultimi anni sono cresciute anche le soluzioni di editing basate sull’AI. Descript (servizio web a pagamento) trascrive l’audio in testo e consente di montare “tagliando” direttamente le parole nel testo: elimina “uhm” e silenzi con un clic. Offre anche correzioni vocali avanzate (voice cloning) e generazione automatica delle show notes. Podcastle è simile (ma meno costoso), con editing testuale e filtri automatici per rimuovere rumori o equalizzare le voci. Questi strumenti sono particolarmente utili per chi ha poco tempo, ma non offrono il controllo totale di una DAW tradizionale.
Non dimenticate infine gli strumenti extra per l’editing audio. Ad esempio iZotope RX (plugin professionale) è molto usato negli studi radiofonici per eliminare sibili, click e fruscii in modo chirurgico. Un servizio web come Auphonic esegue il mastering automatico: ribilancia i volumi, riduce il rumore e mantiene un loudness standard, rendendo l’audio uniforme. Auphonic offre un piano gratuito (circa 2 ore di elaborazione al mese), utile per migliorare l’audio prima della pubblicazione finale.
Piattaforme di hosting e distribuzione
Una volta pronto l’episodio, serve un luogo online dove caricarlo e condividerlo. Non basta caricarlo direttamente su Spotify o Apple Podcasts: è necessario un servizio di hosting per podcast. Questi servizi ospitano i file audio (mp3, ecc.) e generano un feed RSS specifico. Il funzionamento è semplice: caricate l’episodio sul servizio di hosting, che crea e aggiorna il feed; poi gli utenti si abbonano al vostro podcast tramite app come Spotify, Apple Podcasts, Google Podcasts e simili. Ogni nuovo episodio viene distribuito automaticamente ai vari player.
Tra i più usati c’è Spotify for Creators (ex Anchor). È completamente gratuito e intuitivo: offre hosting illimitato senza costi mensili, un’interfaccia semplificata (anche da smartphone) e strumenti base per registrazione ed editing direttamente online. Pubblicando lì il podcast, questo è subito disponibile su Spotify e potete accedere al programma di monetizzazione della piattaforma. Il principale vantaggio è la facilità d’uso a costo zero; gli svantaggi riguardano alcune funzionalità avanzate assenti (come il branding personalizzato) e il legame stretto con l’ecosistema Spotify.
Buzzsprout è un’altra piattaforma molto apprezzata da principianti e podcaster in crescita: offre un piano gratuito (fino a 2 ore di upload al mese, con episodi attivi per 90 giorni) e piani a pagamento a partire da circa 12$ al mese, con upload maggiori e archiviazione illimitata. Fornisce distribuzione facilitata verso tutte le principali directory, statistiche avanzate e funzionalità come la “masterizzazione magica” automatica. È nota per l’interfaccia pulita e per l’ottima assistenza.
Podbean propone hosting con un piano gratuito (5 ore di audio totali e 100 GB di banda mensile) e piani professionali a prezzi competitivi che includono hosting e statistiche illimitate. Offre anche un marketplace interno per la monetizzazione. Libsyn, storica piattaforma statunitense, è molto affidabile e focalizzata sulla stabilità, con piani a partire da pochi dollari al mese. Transistor è invece orientato a utenti business e network, con la possibilità di gestire più show, analytics dettagliati e feed privati.
In Italia non va dimenticato Spreaker (di proprietà Voxnest), molto usato dai creator italiani. Offre piani gratuiti (limitati a 5 ore di contenuti) e piani a pagamento, player integrabili nei siti e app mobile per la registrazione. Tra i servizi emergenti troviamo RSS.com e Captivate, entrambi orientati alla crescita e alle analytics.
Tutte queste piattaforme offrono player web incorporabili, statistiche personalizzate e supporto per Spotify, Apple Podcasts e Google Podcasts.
Strumenti gratuiti vs a pagamento: pro e contro
Ogni podcast nasce da una scelta di strumenti. Quelli gratuiti (software open source e servizi free) sono ideali per iniziare: non costano nulla, hanno comunità attive e vi permettono di imparare senza rischi. Audacity, GarageBand (per gli utenti MacOS) e Spotify for Creators, ad esempio, sono sufficienti per registrare, montare e pubblicare un episodio di qualità accettabile. I limiti più comuni riguardano la mancanza di funzioni avanzate, interfacce più rudimentali e restrizioni di spazio o tempo.
Gli strumenti a pagamento offrono invece maggiore precisione, filtri avanzati, workflow collaborativi e supporto tecnico. Se fate podcast in modo serio, per lavoro o business, investire in soluzioni professionali può farvi risparmiare tempo prezioso. Naturalmente, il rovescio della medaglia è il costo, che può diventare significativo nel lungo periodo.
In sintesi: per chi inizia è sensato sfruttare al massimo i tool gratuiti e valutare in seguito dove investire, in base ai risultati ottenuti e alla crescita dell’audience.
Esempi pratici e casi d’uso
- Podcast casalingo amatoriale: volete registrare la vostra voce a casa o fare semplici interviste tra amici? Un setup economico può prevedere Audacity (o GarageBand su Mac) e un microfono USB di base. Come hosting potete usare Spotify for Podcasters gratuitamente. Con questo approccio imparate il flusso di lavoro senza spese iniziali.
- Podcast indipendente con musica ed effetti: se desiderate un tocco più professionale, potete usare DAW avanzate come Reaper o Hindenburg Pro e un hosting a pagamento che offra statistiche dettagliate.
- Podcast narrativo o giornalistico: Hindenburg Journalist o Pro, microfoni di qualità e hosting affidabili come Transistor o Libsyn garantiscono un risultato professionale.
- Podcast aziendale o di brand: richiede attrezzatura professionale, team di editing e piattaforme business come Acast o Blubrry, con un investimento più elevato ma orientato alla scalabilità.
Insomma, come avrete potuto notare non esiste un unico “miglior” software: tutto dipende da voi e da ciò che volete raccontare ai vostri ascoltatori. L’importante è avere idee chiare e passione. I programmi giusti sono alleati preziosi, ma non sostituiscono la creatività. Vi invitiamo quindi a sperimentare con gli strumenti di cui abbiamo parlato: iniziate da quelli gratuiti e crescete man mano, aggiungendo funzioni avanzate quando ne sentirete il bisogno. Buon podcasting a tutti!
Foto della cover realizzata da Soundtrap e disponbile su Unsplash


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