Una mattina a Fiumicino, il podcast di Michela Chimenti su una strage dimenticata

Una mattina a Fiumicino, il podcast di Michela Chimenti su una strage dimenticata

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Last Updated: Gennaio 23, 2024By

Molti di noi ricordano vividamente cosa stavano facendo in alcuni giorni precisi, diventate con il tempo delle vere e proprie date storiche, a causa di eventi altamente traumatici ed emotivi: pensiamo ad esempio alla strage di Bologna del 1980, agli attentati a Falcone e Borsellino del 1992 o all’attacco terroristico a New York dell’11 settembre 2001. Non è un fatto singolare: si chiama “flashbulb memory“, (“memoria flash”), la tendenza delle persone a ricordare con particolari e dettagli dove si trovavano e cosa stavano facendo nel momento in cui hanno appreso di un evento significativo, tipicamente di natura traumatica o estremamente emotiva, come appunto un attentato o una catastrofe.

E se vi chiedessi del 17 dicembre del 1973 (ovviamente per chi era già nato in quella data)? Ricordate qualcosa? Provo a riformulare la domanda: anche se siete nati successivamente a questa data, sapete dirmi cosa è successo e perché è così importante? Fino ad oggi nemmeno io avevo la benché minima idea di che cosa accadde quel giorno di oltre 50 anni fa e, ahimé, neppure questo è un fatto singolare: l’attentato terroristico di Fiumicino del 1973 è rimasto sepolto per decenni, relegato a pochissime informazioni pubbliche e non trovando quasi mai spazio in ricorrenze, articoli di giornale o nei servizi televisivi.

Riassumendo in pochissime parole: il 17 dicembre 1973, un commando di cinque terroristi affiliati ad una cellula estremista palestinese firmò un sanguinoso attentato all’aeroporto di Roma-Fiumicino. L’attacco partì nel terminal dei bagagli e continuò in pista coinvolgendo un Boeing 707 della Pan Am, dove fu lanciata una bomba al fosforo e due granate. A seguito di una risposta limitata delle forze dell’ordine, i terroristi riuscirono a prendere possesso di un altro velivolo, un Boeing 737 della Lufthansa, e di alcuni ostaggi. Atterrarono dapprima ad Atene, spostandosi poi a Beirut, Damasco e infine Kuwait City, dove il dirottamento terminò con la liberazione degli ostaggi sopravvissuti. Le motivazioni dell’attacco rimasero sconosciute, i responsabili furono catturati ma mai processati (vennero addirittura rilasciati alcuni mesi dopo). Il bilancio dei morti è pesante: 32 vittime, tra cui 6 italiani.

Questa è la cronaca in poche righe di un fatto che, per numero di vittime, è il più grave attentato del nostro Paese dopo la Strage di Bologna. Ma com’è possibile che nessuno, o quasi, se lo ricordi? Che cosa ha portato a questo vero e proprio reset collettivo della memoria? Michela Chimenti, giornalista e autrice,  firma un bellissimo e coinvolgente contenuto audio esclusivo per Storytel dedicato alla vicenda, “Una mattina a Fiumicino”, arrivato sulla piattaforma a novembre: un podcast che ha alle spalle circa 4 anni di intenso lavoro tra ricerca e produzione, che ha il pregio di aver riportato di nuovo all’attenzione di pubblico e media i fatti del 17 dicembre di oltre 50 anni fa, con ricostruzioni, riflessioni, testimonianze inedite dei familiari e interviste a figure che, in un modo o nell’altro, hanno avuto a che fare con l’attentato.

Le domande a cui Michela tenta di trovare risposte sono tante, troppe: com’è possibile che un commando di terroristi sia riuscito a sferrare un attacco del genere nonostante i numerosi allarmi da parte di intelligence e altri Paesi nei mesi precedenti? Perché gli attentatori sono riusciti a farla franca? Ma soprattutto: perché l’intera vicenda è stata dimenticata – sia volutamente che involontariamente, per tutta una serie di questioni che verranno approfondite nei sette capitoli del podcast – ed è praticamente scomparsa dalla Storia?

Ascolta il podcast Una mattina a Fiumicino

Non sarà facile trovare spiegazioni definitive a tutti i dubbi che si celano dietro l’attentato ma, al termine delle oltre sei ore di registrazione, probabilmente qualche sprazzo di verità si potrà percepire. Come potete intuire, l’attacco all’aeroporto di Fiumicino è legato a doppio filo alla questione israelo-palestinese, un odio che in tutti questi anni non si è mai placato e che, anzi, si è intensificato proprio a ridosso dell’uscita del podcast alla fine dello scorso anno, con l’attentato di Hamas del 7 ottobre e la conseguente operazione militare israeliana a Gaza, tuttora in corso.

“Una mattina a Fiumicino” riprende in più parti gli eventi legati ai conflitti tra Israele e Palestina, anche i più recenti, le divergenze fra i vari gruppi di resistenza sui metodi da adottare per perseguire i propri obiettivi politici e ideologici, le degenerazioni terroristiche che, nei decenni, hanno portato alla morte di innocenti al di fuori dei confini geografici interessati allo scontro tra le due parti. Ma il terrorismo non è un cancro sviluppatosi per caso: errori politici, soprusi, violenze, uccisioni e limitazioni contro la popolazione civile a Gaza e in Cisgordania da parte di Israele sono fatti purtroppo incontrovertibili e ancora di tremenda attualità.

Tutto questo, però, non vuole giustificare in alcun modo gli atti terroristici compiuti in nome della Palestina, anzi: come ascolterete sul podcast, la denuncia è forte e priva di ambiguità, ma la ricerca della verità apre la strada ad inquietanti risvolti che lasciano forti dubbi circa la volontà di combattere davvero il terrorismo da parte di entri preposti alla difesa dei singoli cittadini, probabilmente per una “ragion di Stato” difficile da comprendere e accettare. Con questo termine ci si riferisce al fatto che uno Stato possa o debba prendere alcune decisioni per preservare e rafforzare il potere o la difesa, anche se tali azioni andrebbero a contraddire principi morali o etici,  comportando in alcuni casi il sacrificio di pochi per il bene della collettività.

Potrebbe essere il caso dell’attentato di Fiumicino del 1973? Ci sono altre motivazioni? Forse non c’è un’unica verità? Credo che l’ascolto dell’ottimo lavoro di ricerca di Michela sia un punto di partenza per cercare di capire meglio l’intera vicenda, ma anche per conoscere le singole vite di chi, a causa di quell’attacco, non c’è più. Le interviste dei familiari che ancora lottano per un riconoscimento del proprio status, per sapere cosa è davvero accaduto ai loro cari e perché, sono dei veri e propri pugni allo stomaco: emozioni fortissime, condivise spesso con comprensibili difficoltà da chi è stanco, disilluso, da tantissimi anni abbandonato da quelle istituzioni che per prime avrebbero dovuto tutelarlo.

Vi ricordo che “Una mattina a Fiumicino” è un contenuto Storytel Original: potrete ascoltarlo soltanto abbonandovi al servizio, a partire da 6,49€ al mese (senza vincoli di rinnovo). In questo periodo potrete approfittare di 14 giorni di prova gratuita: potrete quindi ascoltare il podcast e altri contenuti della piattaforma per 2 settimane senza alcun addebito.

Oltre al podcast, vi consiglio anche dei libri per approfondire ulteriormente l’argomento:

Vi invito, inoltre, ad ascoltare l’intervista a Michela Chimenti fatta da Gianpiero Kesten sul suo podcast Umani Molto Umani (ascoltabile gratuitamente sulle principali piattaforme audio): è l’episodio 52, disponibile anche nella versione video su YouTube.

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